RSS twitterFeed

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprova più tardi.

This is an example of a homepage section. Homepage sections can be any page other than the homepage itself, including the page that shows your latest blog posts.

Bullismo, l’identikit arriva da Facebook

Il bullismo è un tema che nelle ultime settimane è purtroppo tornato prepotentemente alla ribalta a seguito dei due episodi ingiustificabili avvenuti a meno di un mese di distanza l’uno dall’altro a Lecce, uno dei quali ha portato all’asportazione della milza della vittima quindicenne.

Le accuse feroci all’ambiente scolastico sulle testate giornalistiche si alternano ad aspre critiche nei confronti del contesto familiare; noi di S.p.h.e.r.a. abbiamo deciso di utilizzare AbautYou per ottenere una panoramica di ciò che pensano gli utenti Facebook di questo preoccupante fenomeno e degli episodi di bullismo avvenuti negli ultimi anni.

Come al solito abbiamo fornito al sistema le keyword tematiche da utilizzare per individuare una serie di fonti pertinenti, ovvero pagine Facebook attive, da cui attingere per analizzare ogni singolo post, commento e reazione; insomma, ogni singola attività compiuta dagli utenti nell’arco degli ultimi tre anni.

Bullismo, come si pongono gli utenti sui social?

Come era facile prevedere, il bullismo è un argomento di discussione che trova terreno fertile sui social e tra accuse, sfoghi, proposte e denunce, si arriva alla sorprendente media di circa 7.600 azioni (commenti, like, reaction) per singolo post pubblicato.

Per quanto riguarda il sentiment, ovvero l’opinione degli utenti riguardo un determinato argomento, come è facile immaginare è risultato totalmente negativo. Per questo motivo stavolta abbiamo ritenuto interessante osservare il fenomeno da un punto di vista diverso, più personale, che analizzasse il modo in cui ci poniamo nei confronti di questi fatti: se leggiamo di un episodio di prepotenza, che sia fisico o verbale, perpetrato da un bullo nei confronti di una vittima indifesa, siamo più inclini a provare rabbia verso il bullo e magari desiderio di vendetta, oppure siamo istintivamente più empatici, provando principalmente dispiacere nei confronti della vittima?

A quanto emerge dalla nostra analisi, anche se la cosa potrebbe non farci piacere, tendiamo più facilmente a rispondere a rabbia con rabbia (56,1%), mentre coloro che reagiscono istintivamente in maniera più controllata, con tristezza e solidarietà, sono in leggera minoranza (43,9%).

La discussione sul bullismo nel tempo

Per quanto riguarda l’andamento temporale delle discussioni riguardanti l’argomento bullismo su Facebook, invece, si ha un aumento graduale dell’intensità della discussione dal 2015 al 2016, con un calo interessante nel 2017 a cui è purtroppo seguito un vertiginoso picco verso l’alto nel 2018, che raggiunge il culmine in concomitanza dei due drammatici episodi avvenuti a Lecce nell’ultimo mese.

Analisi del bullismo sui social

Termini più utilizzati riguardo al bullismo su Facebook

I dati più interessanti di questa indagine però, vengono dalla nostra word cloud, una classifica dei termini significativi più utilizzati in tutti i post e commenti analizzati dal sistema. Questa volta abbiamo tirato fuori ben 4 diverse word cloud, che vanno ad analizzare 4 diversi aspetti di questo fenomeno: l’ambito, la vittima, il tipo di episodio e le figure chiave degli episodi.

L’ambito costituisce l’ambiente, fisico o tematico, nel quale si svolgono gli episodi di bullismo, e dalla nostra word cloud appare evidente che quello scolastico è assolutamente preponderante, seguito da quello sportivo e solo in ultima posizione da quello familiare. Per quanto riguarda la vittima, come immaginabile si tratta principalmente di studenti, identificati in questo caso dalla parola “compagno”, ma desta invece notevole interesse la seconda parola evidenziata dal sistema per quanto riguarda le vittime, ovvero “professori”, che i social ritengono il secondo bersaglio preferito dai bulli dopo i propri compagni.

La word cloud del tipo di episodio è relativa ai diversi tipi di violenza, fisica o verbale, e vede una leggera predominanza degli atti più fisici, con parole come “violenza” e “ferito”, anche se queste ultime non distanziano di troppo quelle assimilabili all’ambito verbale come “offesa”, “urla” e “umiliato”.

Per ultime abbiamo le parole relative alle figure chiave, ovvero quelle figure non direttamente legate all’ambiente in cui avviene l’atto di bullismo, ma che hanno in qualche modo giocato un ruolo importante nella vicenda; un esempio può essere l’insegnante con cui si è confidato una vittima, o un testimone che sceglie di rimanere in silenzio per paura, o una famiglia problematica le cui dinamiche hanno innescato determinati meccanismi sfociati poi nella violenza in un contesto diverso come quello scolastico. Proprio questo ultimo esempio potrebbe essere particolarmente calzante visto che “famiglia” è la parola predominante, seguita a ruota da “insegnanti”, “fratello” e “sorella”.

I risultati di questo studio sono stati interessanti e sfaccettati, e speriamo possano essere uno spunto di riflessione quantomeno stimolante per affrontare con coscienza un argomento che ci auguriamo non rivedere più sulle prime pagine dei giornali. Per saperne di più su AbautYou e leggere le altre indagini, continuate a seguirci su Facebook e Twitter.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.abautyou.it/wp-content/uploads/2018/04/headerblog2.jpg);background-size: cover;background-position: center center;background-attachment: scroll;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 550px;}